“Guerra e Migrazioni”

La sensibilizzazione e la comunicazione sono i temi alla base del convegno “Guerra e migrazioni”.

L’idea di organizzare il convegno è nata a seguito della partecipazione ad una conferenza tenuta dal dott. Rahmatullah Hanefi, ex responsabile di un ospedale di Emergency in Afghanistan e, oggi, rifugiato politico in Germania. La sua testimonianza e il grande desiderio di far conoscere la situazione del suo paese dopo quattordici anni di guerra, ha spinto ad una riflessione sull’importanza di rendere “tangibili” le spesso sintetiche notizie che passano sui conflitti in atto nei vari paesi e sulle conseguenze, in termini di vite, di devastazione e di fughe di uomini, donne e bambini, che questi conflitti comportano. Lo scopo del convegno è dunque quello di approfondire e comunicare lo stretto legame esistente tra la guerra, la fuga e l’accoglienza.

Dare l’opportunità di fermarsi un attimo a immaginare i volti, le storie, le paure di uomini, donne e bambini che si trovano obbligati ad abbandonare, per scappare senza una meta precisa in posti all’apparenza più tranquilli e trovarsi, dopo terribili viaggi, a dover combattere una nuova battaglia per farsi riconoscere come esseri umani che necessitano di aiuto, protezione e di un abbraccio accogliente.

Un convegno di “incontri” con esseri umani, di storie vissute sulla pelle; un’occasione per osservare, ascoltare, chiedere: chi sei? Cosa ti è successo? Testimonianze volte ad “umanizzare” i migranti, parlare di loro come esseri umani e non come numeri; sensibilizzare, senza pretese, ad osservare il fenomeno nella sua interezza. Un’opportunità per tutti noi, società civile, non solo quindi per addetti ai lavori ma aperta alla cittadinanza e soprattutto al mondo delle scuole e degli insegnanti.

Si è simbolicamente scelta la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato come data per realizzare questa iniziativa e sono stati coinvolti come relatori esseri umani, diretti testimoni per scelte personali o per fatalità, delle tematiche sopra illustrate: rifugiati politici, migranti, operatori del sociale, voci di integrazione e voci dissonanti, esponenti della politica che daranno voce all’aspetto istituzionale della nostra nazione su tali tematiche e il pubblico, che potrà chiedere per capire.

Un giorno in cui decidendo di esserci si avrà la possibilità di ridare significato ai termini: guerra, fuga, accoglienza, integrazione e dignità a quell’umanità, spesso mortificata, anche dall’uso superficiale che si fa di queste parole, di fatto svuotate semanticamente e rese solo suoni ripetuti in modo stanco e meccanico, suoni ai quali siamo ormai abituati.

Echi di guerra dall’Afghanistan, dal Sudan, dalla Palestina, dalla Siria, dal Burundi voci di viaggi e di arrivi da Lampedusa e da Creta, esempi di integrazione.

La formula scelta è quella di un convegno dinamico misto tra interventi di parole, di suoni, di immagini e passi letti, al fine di tenere alta l’attenzione e creare il desiderio di sapere di più.

Si sarà raggiunto l’obiettivo se anche una sola delle persone che avrà deciso di partecipare, allo spegnersi delle luci, non sentirà l’esigenza di alzarsi per andar via ma vorrà sapere ancora un dettaglio in più!

Il convegno è stato ideato prima del 13 novembre e dei tragici eventi di Parigi così come il testo è stato scritto nelle settimane precedenti, alla luce di quanto successo si avverte con ancora maggiore chiarezza l’urgenza di approfondire questi argomenti.

L’odore acre della guerra sembra essere adesso molto vicino, il rischio di alimentare l’odio con altro odio è tangibile, il sospetto isola gli esseri umani, la paura li rende vulnerabili e facili prede di azioni vendicative. Riflettere sull’insensatezza della guerra potrà evitare nuove fughe dalle bombe e nuovi visi rigati da lacrime.

Livia Trigona

Locandina - programma