Ritmo e terra


Nella regione centro meridionale del Camerun, nell’area intorno a Yaoundé, gli abitanti dei villaggi rurali di Engab, sebbene abbiano dimenticato buona parte delle loro tradizioni artigianali e di costume a vantaggio di un’assimilazione quasi pedissequa di usi e oggetti industriali provenienti dal mondo occidentale, hanno mantenuto inalterata l’usanza di fare festa esibendosi in una danza che contraddistingue il territorio, accompagnata dal suono di strumenti realizzati (questi ancora) dalle donne dei villaggi stessi che suonano mentre cantano o seguono le note dell’orchestra.

Tale danza è parte del loro bagaglio genetico, la sanno fare tutti dall’anziano al bambino e ne vanno orgogliosi.

È raro, come anticipato, vedere questo popolo mostrare compiaciuto qualcosa che delinei i tratti originali della propria cultura, ecco perché assume, a parer mio, un’importanza straordinaria, nella conoscenza di questa parte del Camerun, lo studio di questa tradizione che si tramanda di padre in figlio senza un insegnamento che sia più strutturato dell’osservazione diretta.

Uno degli obiettivi che ci si pone è, infatti, anche quello di recuperare, attraverso l’ascolto degli anziani dei villaggi, quante più tradizioni artigianali e di costume possibili per infondere nei giovani l’amore per la propria cultura e la conoscenza del territorio, fonte inesauribile di vita nella sua interezza e complessità. Un percorso formativo che ha, dunque, l’ambizione di instillare tra la gente il piacere di scoprire la propria storia e la consapevolezza del fatto che mantenere le tradizioni permetta ad un popolo lo sviluppo di un’autonomia critica e, quindi, una maggiore libertà; contemporaneamente si vorrebbe ottenere l’effetto di destrutturare la mentalità, ormai largamente diffusa e conseguenza della secolare colonizzazione,  per la quale tutto ciò che proviene dal mondo occidentale sia necessariamente più bello, più utile, più qualificante!

Una danza strettamente legata al suolo che, già alla prima osservazione, suggerisce rituali legati al corteggiamento e all’accoppiamento, attraverso una mimica che sembra estrapolata dal mondo animale per movenze e ritmo.

Piedi e terra uniti in un ritmo incalzante, piedi saldamente ancorati ma leggeri e liberi di distaccarsi… suoni crescenti e grida, movimenti armoniosi e spazi delineati dal raggio delle braccia… sguardo, corpo, coppie di impronte sempre più scavate nel terreno umido…inebrianti movenze…donne con donne in un movimento coordinato, uomini con donne in una danza complice, ragazzi e bambini tutti a completare il quadro delle impronte…e poi un’impronta, lì solitaria… ma non sola, che con la forza del suo battere segna il suo posto, lo rivendica nel silenzio armonioso della musica, su tutte indica la forza del dolore, la voglia di rinascita, la sconfitta della vigliaccheria…la gioia di vincere, l’abbraccio della comunità.

 

Danza

Livia Trigona

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