L’acqua e le numerose sfumature del cambiamento


Condividiamo domande, dubbi e insicurezze e soprattutto l’approccio finale dell’articolo che riblogghiamo: “noi non possiamo dire loro cosa è giusto e cosa non lo è” possiamo solo ascoltare e metterci a disposizione.
La nostra esperienza in alcuni villaggi rurali del Camerun ci ha portato a creare un progetto “acqua” che prevede la realizzazione di un acquedotto.

Durante il nostro primo viaggio abbiamo solo ascoltato le loro esigenze, i loro discorsi, abbiamo osservato la loro vita quotidiana, i loro rituali legati all’approvvigionamento dell’acqua, ci siamo posti le stesse domande che ritroviamo in questo post, abbiamo mappato sorgenti, pozzi e percorso chilometri insieme a loro, ascoltando e osservando! Ci siamo chiesti se davvero avessero bisogno di un nostro aiuto, di un nostro intervento!

“Acqua” è la parola più pronunciata nei villaggi; al nostro passaggio le madri ci mostravano le conseguenze che produce bere acqua sporca sui loro bambini, i disagi che hanno nel lavare i panni con saponi chimici nelle stesse sorgenti stagnanti in cui poi lavano i loro corpi e bevono, ci hanno parlato dei problemi alla schiena che i secchi pesanti sulla testa producono e che spingono gli adulti a mandare i bambini a prendere l’acqua, bambini che per lo stesso motivo fra qualche anno manderanno altri bambini al posto loro.

La sensazione che abbiamo avuto è che hanno, come popolo, maturato l’esigenza di cambiare stile di vita sebbene i rituali della raccolta e del consumo dell’acqua siano parte integrante della loro giornata. La chiave di lettura per noi è stata questa: parlano della possibili soluzioni, si chiedono come risolvere il problema ma non sanno come affrontarlo perché tecnicamente e culturalmente sono sprovvisti degli strumenti e delle nozioni necessarie, vorrebbero attuare il cambiamento ma non sanno come…quindi abbiamo pensato di fornire loro, in una condivisione di saperi, le nostre competenze e conoscenze per metterli nelle condizioni di realizzare ciò che sentono l’esigenza di fare.

Loro artefici del cambiamento e noi solamente veicoli di informazioni, con l’intento di regalare a questi villaggi ciò che dovrebbero avere per diritto: l’opportunità di avere una formazione per poi decidere cosa farne.

Livia Trigona

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