COME IN UN GIOCO, LA VITA SI INTRECCIA ALLA MORTE


Africa, Camerun

Gli ampi spazi terrosi che si aprono davanti alle porte delle semplici case di terra sono gli spazi della vita; sono i luoghi in cui si prepara il cibo, si sbrigano le faccende domestiche, si riparano gli oggetti, si scambiano quattro chiacchere, soprattutto sono i luoghi in cui giocano i bambini.

Questi ampi spazi, proprietà private aperte a tutti, sono caratterizzati dalla presenza di piccole costruzioni rettangolari, basse, a volte dello stesso colore della terra, altre ricoperte da piastrelle di ceramica lucida bianche o azzurre, talvolta rosa o nere… spesso sopra si trovano panni stesi, cesti pieni di frutta e verdura pronti per essere cucinati…

Le galline e le caprette gironzolano intorno a queste semplici architetture, ancora più spesso sono usate come sedili dai bambini che giocano …

Sono il punto di unione tra la vita e la morte… il punto di contatto tra il presente e il passato… tra le nuove generazioni e gli antenati… sono i luoghi della memoria che sopravvivono alle stesse abitazioni…

Non esiste una linea di demarcazione tra la città dei vivi e quella dei morti… non esiste la polis e la necropolis … il passato, le origini, la famiglia, le radici sono parte integrante della vita.

Da queste parti la morte è semplicemente un evento della vita, una parte del racconto, un punto tra le parole che scorrono in un discorso coinvolgente; un punto che serve per riflettere su quanto detto e ripartire con una nuova frase!

La morte è parte della vita, è accettata, non la si fugge, né la si allontana dalla vista, non fa paura né agli adulti né ai bambini, è lì, monito e ricordo della caducità dei giorni: nonni, genitori, fratelli….fanno parte della giornata, del ricordo; dolore e gioia sono confusi insieme in un grande abbraccio che infonde la forza per andare avanti.

Raramente si trova qualche fiore vicino alla costruzione, di solito un alberello o una pianta di ananas sono stati seminati presso una delle estremità, a volte le mattonelle si staccano e non sempre vengono riattaccate.

Ospite in una delle loro case, quando viene presentata la famiglia, ti viene indicato anche il punto in cui si trova il resto dei componenti che non potranno stringere la tua mano, semplicemente questa indicazione farà parte del discorso.

In un caldo pomeriggio di due anni fa, Modeste, ci ha presentato la sua famiglia: moglie e otto figli; aldilà della strada, nel retro di una  casa di  fango, abbiamo incontrato una signora seduta che stava parlando con altre donne: “Vi presento mia madre” ci dice, le stringiamo la mano e lo seguiamo, conosciamo la sorella e poi altri parenti, continuiamo a seguirlo e passiamo vicino alle piccole costruzioni del cortile e ad un cumulo di terra, lo indica e ci dice:  “Ecco mio padre, non abbiamo ancora fatto la costruzione, aspettiamo di avere un po’ di soldi, è morto qualche anno fa!” .

Può capitare, quando si cammina per le lunghe strade sterrate, di vedere nei cortili antiche costruzioni un po’ rovinate con vicino cumuli di terra in attesa di essere monumentalizzati o cumuli di terra con molti fiori sopra, in questo caso la perdita è recente e i fiori rimangono là finché non appassiscono…poi con il tempo si procederà a finire.

Gli antenati vegliano sulla famiglia e a volte anche quando la famiglia si trasferisce o semplicemente  finisce, continuano a vegliare sulla casa, che come i suoi proprietari si deteriora e scompare totalmente, nonostante ciò ancora lì tra i rovi, tra gli alberi alti e l’erba incolta gli antenati continuano ad osservare lo scorrere del tempo, il ciclo della vita!

La memoria di un luogo in cui si è svolta la vita è consegnato a strutture che accolgono chi lascia la vita… e questa riprende sotto nuove forme: vegetazione, nuove abitazioni, altri bambini che si rincorrono tra le piccole costruzioni o vi si siedono sopra per riposarsi e inventare i loro giocattoli.

Livia Trigona

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