FACILE DIRE “AIUTIAMOLI A CASA LORO”


Ieri dopo la lettura del post di Francesca ho ripensato alle numerose volte in cui ho sentito dire la frase del titolo “Aiutiamoli a casa loro”!

La maggior parte delle volte ho avuto la sensazione che quelle parole fossero state pronunciate per comodità, senza riflessione e soprattutto che fossero vuote: cosa significa “aiutiamoli a casa loro”?

Se chi pronuncia questa frase sapesse che il significato reale di tale affermazione non è fare assistenzialismo, come se quei popoli non avessero la stessa capacità intellettiva che ha permesso il nostro sviluppo, ma rinunciare ad utilizzare le loro materie prime a basso costo…. la pronuncerebbe ugualmente con la stessa facilità? Se sapesse che significa dover riconoscere il valore delle cose che ci danno senza portarle via quasi come un furto, dover applicare anche per loro le regole del commercio: pagando quindi il giusto prezzo, rispettando il costo del lavoro, evitando di farli lavorare come schiavi nelle loro stesse terre e non dimenticandoci di tutto ciò quando andiamo a comprare a prezzi convenienti i nostri computer (il coltan lo prendiamo in Africa), i nostri mobili (buona parte della legna che utilizzano le multinazionali dell’arredamento proviene dalle foreste dell’Africa), i nostri gioielli (i diamanti sono estratti dalle loro miniere), le nostre uova di cioccolato… (e sono solo alcuni esempi, la lista potrebbe continuare all’infinito!)”….pronuncerebbe ancora così facilmente quella frase?

“Aiutarli a casa loro” significa lasciare che possano sfruttare la terra dove nascono per garantire a se stessi una vita dignitosa, lasciare che possano sviluppare le loro capacità, che possano studiare e cambiare i loro governi secondo la loro volontà e, per noi, significa rinunciare alle prepotenze, all’idea di poter utilizzare un continente come riserva e a litigare su chi può andare lì a prendere ciò che vuole o che rende di più….

Purtroppo temo che chi pronuncia quella frase il più delle volte lo faccia con molta leggerezza, senza conoscere realmente l’argomento e, peggio, in alcuni casi fingendo di non sapere. Si trova il modo più rapido per lavarsi la coscienza, per non approfondire il discorso, per chiudere gli occhi… chissà forse evitando di farli sbarcare sulle “nostre” terre possiamo anche evitare di guardarli negli occhi, di dover trovare il coraggio di chiedere scusa di essere stati e di continuare ad essere complici dello status quo…e quindi anche di averli costretti a fuggire dalle terre dove sono nati, che amano, ma che sono ormai prive di opportunità.

E’ più facile dire che ci invadono, che ciò che abbiamo non basta neanche per noi; non ci riguarda l’esito che hanno i respingimenti, se i patti stretti con i paesi di confine si risolvono nel rispedire nel deserto uomini, donne e bambini che muoiono letteralmente cotti dal sole….noi siamo lontani nella nostra casa a combattere la nostra crisi… che colpa abbiamo se gli africani non riescono a svilupparsi…. probabilmente non ne sono capaci!…. E’ meglio aiutarli a casa loro…noi abbiamo i nostri problemi….!

Poi rimane secondario il fatto che, nonostante ci sentiamo in grado di giudicare gli altri, alla luce dei fatti, non riusciamo neanche ad analizzare i nostri problemi per risolverli…

…i giorni passano e finché l’orticello è verde si tira avanti….poi si vedrà!!!

Livia Trigona

Libere Espressioni di Idee

Molto più difficile è dire: “Facciamo in modo che casa si sviluppi come il Primo Mondo”.

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