Africa, Camerun: rabbia!


Intorno al decimo giorno di permanenza in Camerun, ci rendiamo conto che uno strano sentimento ci accomuna … una sorta di insofferenza, di irritazione, di disappunto forse il termine più indicato è rabbia!
Per quello che ci circonda, per il fatto che la situazione potrebbe cambiare rapidamente, che non c’è un motivo reale e convincente che possa giustificare una tale realtà, né spiegarla in modo soddisfacente, né renderla plausibile……..ma c’è una ragione per la quale tutto ciò accade: quando l’uomo decide di far prevalere la sua parte egoistica su tutto e tutti, il desiderio di ricchezza e la sete del potere prendono il sopravvento.
Gli altri esseri umani si trasformano in un manto di inermi foglie, secche e inumidite; foglie che in autunno coprono i viali e che con una folata di vento compiono giri vorticosi, volano, si mischiano….. cadono e si rialzano senza alcuna direzione studiata, in modo del tutto casuale: alcune atterrano nelle aiuole e rimangono lì indisturbate, a macerarsi lentamente nel terreno secondo il ciclo naturale, altre atterrano sulle strade asfaltate e nel giro di poco si riducono in poltiglia, schiacciate dai pneumatici delle auto, altre ancora si poggiano per pochi istanti sui rami stessi degli alberi, immaginandosi come nuovi germogli che troppo velocemente si riveleranno caduchi e si manifesteranno in una seconda caduta, altre scricchiolano sotto il peso dell’uomo che con passo svelto e nervoso le schiaccia con un piede ….o si ritrovano tra le mani di un bambino, il quale decide di raccoglierle per trasformarle nel quadretto scolastico che rappresenterà l’autunno….una stagione…regalando loro la dignità di un ruolo, il senso del tempo, il significato ad un significante.
Qui, qualsiasi persona o contesto su cui posiamo lo sguardo, ci ricorda che troppo spesso è casuale la possibilità di avere un’opportunità, di avere un riscatto da una realtà non scelta…..troppo spesso non è personale la possibilità di decidere di cambiare, troppo spesso il riscatto dipende da un insieme di fortunate coincidenze.
Il più delle volte è la rassegnazione che la fa da padrona, che guida questa gente in una vita semplice ma dignitosa nella povertà, serena nelle difficoltà, spesso ingenua nelle emergenze, fino a trasformarsi in una disarmante accettazione. Uno stato che porta a riconoscere come unica possibilità di salvezza, non l’invidiabile forza, né l’infinito spirito di adattamento, neanche le inesauribili capacità manuali, né la grande resistenza alle avversità, tanto meno la saggezza degli anziani…tutte qualità che caratterizzano ogni singola persona incontrata in questi giorni, ma la salvezza è riconosciuta in coloro che li hanno portati a vivere così, in quelli che hanno la possibilità di decidere e di cambiare. In coloro che, in questo caso, hanno deliberatamente preferito il non sviluppo del paese, gli stessi che fanno patti con i governanti facilmente corruttibili.

Il luccichio dell’oro appanna la vista di qualsiasi uomo, senza distinzione di razza, colore, sesso o età, se ha deciso di far prevalere la parte egoistica che è in se!

Ci chiamano “salvatori” e pregano noi, cantando, parlando, ragionando, festeggiandoci, di dar loro l’acqua per non bere più quella sporca che ci mostrano nel catino, per non far ammalare i piccoli che tengono tra le braccia, per dare lavoro ai giovani che altrimenti prenderanno la strada della grande città e lì si perderanno nelle enormi periferie di povertà e lamiere.
Brividi percorrono la nostra schiena….noi salvatori? Di chi? Di cosa? Probabilmente neanche di noi stessi!

Livia Trigona

Camerun Bamenda 312

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