Ricordo, Doris Lessing


Ad Aprile di qualche anno fa, quando ancora il viaggio in Africa era solo un’idea, mi trovavo alla stazione di Firenze; avevo appena perso il treno e mi aspettavano più di un’ora di attesa e quasi quattro di viaggio. Non avevo voglia di leggere uno dei libri di argomento archeologico che per passione e per lavoro ho sempre dietro; scesa nella galleria della stazione di Santa Maria Novella mi diressi verso la piccola libreria di libri usati, che chi è stato da quelle parti sicuramente conoscerà, dove solitamente passo un po’ del mio tempo in attesa del treno, quando mi trovo in quella città.

Avidamente, ricordo di aver scorso, con lo sguardo, i vari scaffali per soffermarmi ad un certo punto su un libro: “Racconti africani”, di cui avevo sentito molto parlare come della sua autrice Premio Nobel, ma avevo letto solo alcuni brevi passi qua e là, di questo e di altri suoi scritti. Decisi dunque che poteva essere l’occasione per conoscere più a fondo l’opera dell’autrice e la lettura ideale per quelle ore. Già da tempo cercavo la possibilità di assaporare le atmosfere africane raccontate da chi le aveva vissute e se ne era nutrito.

Mi avvicinai al bancone, il proprietario disse di avere un’edizione più nuova e la sostituì. Uscii dal negozio con in mano una copia dei “Racconti africani” di Doris Lessing, a fronte di una piccola spesa di due euro: un’edizione scolastica con analisi del testo, biografia dell’autrice e qualche nota, scritta a matita, ai margini delle pagine.

Dopo aver cercato per un po’ un posto a sedere in una stazione affollatissima e con pochissime panche, riuscii a ritagliarmi un piccolo spazio sulla pedana di un cartellone pubblicitario: vi campeggiava l’immagine di una bambina sorridente che correva su un prato…non ricordo cosa pubblicizzasse il cartello ma mi colpì l’allegria della bimba, realistica sebbene probabilmente non reale.

In breve il rumore intorno si trasformò nel sottofondo alla mia lettura ed io fui completamente presa dalla biografia dell’autrice, di cui la mia mente stava già disegnando la figura da bambina, da adulta, oggi.

Ricordo di aver sovrapposto la figura da bambina, creata dalla mia mente, alla protagonista di ogni singolo racconto, incantata dalla forza che emanava solo l’idea di questa donna, ormai adulta, con la penna in mano, contrapposta alla debolezza della sua famiglia ma, in modo più ampio, alla debolezza degli schemi mentali in cui siamo costretti, di certa cultura di cui siamo purtroppo e, a volte, inconsapevolmente intrisi…; donna in eterna lotta, che subisce la debolezza di questo mondo di schemi….costretta a lasciare l’Africa e gli africani…i neri dalla parte dei quali si era schierata, perché scomoda ai bianchi colonizzatori, alla sua stessa famiglia e forse anche agli stessi neri, di cui cercava di carpire identità e cultura tribale. Una donna che, nonostante le difficoltà, ha rinnovato la sua forza nel corso di una vita molto lunga, non smettendo mai di lottare per l’uguaglianza delle razze, per l’essere donna libera ed in generale per la dignità della dimensione umana, trovando nella scrittura il canale che, come l’acqua lenta e fluente trasforma le pietre, ha permesso alle sue idee di ispirare, incuriosendo, le menti di chi legge.

Non avevo mai visto la vera immagine di questa donna forte, fino a poche sere fa, quando al telegiornale hanno annunciato la morte, mostrandola davanti all’ingresso della porta di una casa, forse la sua, forse a Londra dove viveva!

Il disegno ha preso forma, concretizzandosi in una donna molto anziana piegata dal peso della sua vita piena.

 

Per un assaggio di atmosfere….

 “…Quand’ero bambina, nella nostra casa ai margini del bush*, a volte dopo essermi coricata me ne restavo sveglia ad ascoltare il richiamo del succiacapre, i gufi, le rane e i grilli; i tam tam nel quartiere dei neri; i misteriosi fruscii nella paglia e la lunga erba tagliata ai piedi della collina di cui era composto il tetto sopra al mio capo; e i mille altri sommessi rumori notturni del veld*. E tutti questi suoni e rumori venivano percepiti anche dai nostri cani, che a ognuno reagivano abbaiando, mugolando e ringhiando; e inoltre abbaiavano contro il riverbero d’una stella sulla lucida superficie d’una foglia; contro la luna che si alzava sopra le montagne; quando un ramo si schiantava dietro la casa; quando all’alba l’orizzonte si tingeva all’improvviso di rosso – in breve, abbaiavano sempre. I nostri can i da guardia, per quel che ne sapevo io, non dormivano mai. Ma piuttosto che una difesa contro i ladri (non subimmo mai furti, che io ricordi) erano una sorta di strumento per controllare e registrare i suoni e i fruscii e le voci della notte africana, che pareva possedere un’intensa vita propria, della quale partecipavano gli eventi più diversi – così che la caduta di un sasso, il guizzo di una stella lungo la Via Lattea, il grugnito d’un maiale selvatico, lo stormire delle piante d mais carezzate dal vento erano tutti aspetti e testimonianze d’una medesima realtà…” (da Storia di due cani di D. Lessing, Feltrinelli/Loescher editore).

*bush, boscaglia con fitto sottobosco

*veld, pianura coperta da erba e cespugli

Livia Trigona

(Foto da Biografieonline.it)

Image

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...