Africa, Camerun: l’uomo nel pozzo…


E’ un altro caldo giorno, l’umidità ci ha accompagnato per tutta la notte e non diminuisce neanche di prima mattina; aspettiamo, fuori dalla parrocchia, l’arrivo dei ragazzi delle moto.
Non sono le otto e tutto è in movimento da diverse ore, si è già svolto il primo rituale pellegrinaggio per la raccolta mattutina dell’acqua, si incontrano le file degli ultimi bambini diretti alle scuole …. chi con un grosso tronco sulla testa, chi con un macete e con la borsa o i libri in mano.
L’aria calda mista alla terra secca si mescola ai nostri respiri in corsa sulle moto. Scendiamo e ci inoltriamo, come ormai di consuetudine, in un sentiero nella foresta; passiamo davanti ad una casa, nel cortile, tra le tombe degli antenati e le galline ruspanti, tre bambini giocano, non tutti i bambini vanno a scuola!
Uno dei ragazzi delle moto chiede loro degli adulti… non ci sono!… Si avvicina una bambina dei tre, le chiede se può indicarci la strada per il pozzo, si unisce a noi e ci accompagna per un tratto. È esile, i capelli piuttosto corti, un vestitino bianco ombrato dal rosso della terra, le bretelline sulle spalle e lo sguardo basso. Cammina scalza e con tono sereno ci dice che non può comprarsi le scarpe, il suo piedino non ci entrerebbe, dovrebbe farle fare su misura. Il padre ha più mogli, lei è la figlia della prima, la seconda le fa i dispetti ed una volta le ha bruciato il piedino, ora gonfio e informe… siamo al bivio, ci indica la strada, ci saluta con un sorriso e due grandi occhi e torna indietro.
Continuiamo a camminare, non riusciamo a dire niente, nella testa riecheggiano i brani delle fiabe che ci raccontavano da bambini sulle matrigne e le principesse…. ma qui è tutto reale, chissà se la storia della piccola principessa dai grandi occhi avrà un lieto fine!
All’improvviso capiamo dove si trovano gli adulti… intorno al pozzo cilindrico di cemento sosta una piccola folla: donne, uomini e bambini molto piccoli, non stanno facendo, come sempre, la fila per riempire i secchi, oggi infatti si pulisce…!
Un uomo si è calato nel pozzo è lì, sul fondo, accucciato; sembra esserne diventato parte, la schiena lucida per il sudore, i muscoli tesi e le ossa piegate ad accompagnare le pareti, è intento a svolgere un importante lavoro: l’igienizzazione, sopra la sua testa pende la fune con la quale si è calato.
Tutti osservano dall’alto, chiediamo con cosa puliscono, un uomo robusto, non più giovane, risponde: con la candeggina!
Nessuno sa dirci se le dosi utilizzate siano state consigliate da protocolli ufficiali o se la quantità di candeggina, necessaria alla sterilizzazione dell’acqua, sia stata misurata ad occhio.
Livia Trigona
L'uomo nel pozzo

L’uomo nel pozzo

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